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“The Food in the Net Observatory”: i dati sull’agroalimentare in Rete

01/11/2015
Soggetti IIT:
A cura di:

Stefano Groppioni

Foto di Stefano Groppioni

Mario Marinai

Foto di Mario Marinai

Il settore agroalimentare è uno dei pilastri dell’economia, ma si sa ancora poco o nulla su quanto sia diffuso sulla Rete, ad esempio, o quanto le aziende sfruttino i benefici e le potenzialità che Internet può offrire. Uno studio del Cnr si propone di indagare proprio su questo temi e di individuare, eventualmente, il fenomeno del “digital divide”, sia tra i vari settori dell’agroalimentare che a livello geografico. Il progetto ha per titolo “FINe: the Food In the Net observatory” ed è condotto dal Registro.it – l’anagrafe dei nomi Internet italiani gestita dall’Istituto di Informatica e Telematica del Cnr di Pisa, in collaborazione con il Dipartimento di Informatica dell’Università di Pisa e Infocamere.
Obiettivo principale della ricerca è quello di realizzare un “Osservatorio Internet permanente dell’agro-alimentare in Rete”, che analizzi la diffusione su Internet dei vari settori appartenenti all’agroalimentare e studi la loro diffusione e distribuzione a livello geografico italiano.
“Purtroppo, anche se la Rete è ormai diffusa praticamente ovunque e siamo oggi tutti perennemente connessi” afferma Maurizio Martinelli, coordinatore del progetto “in molti Paesi, e tra questi l’Italia, non è altrettanto diffusa la cultura di Internet e la consapevolezza dei vantaggi che esso può realmente offrire. In Italia, su oltre 10 milioni di aziende, soltanto il 12, 13% ha un dominio .it”.
“Tramite un sistema di crawling e analisi semantica dei contenuti che abbiamo sviluppato in-house, siamo riusciti a classificare tutto il settore agroalimentare nel .it” conclude il ricercatore. “Ne è emerso che, su oltre 1.400.000 soggetti aventi un nome a dominio .it, sono presenti oltre 100.000 siti web nel settore agroalimentare. Di questi, il 38,52% si occupa di coltivazioni, il 17,24% è relativo a siti di agriturismo, il 10,94% pubblicizza e commercializza vino, il 7% pasta e il 5,13% tratta di allevamenti. L’olio rappresenta una percentuale abbastanza bassa del 2,76%”.